VERBALI E DOCUMENTI

Resoconto dell’incontro tenutosi a Roma il 17 novembre presso la sede del CNR organizzato dalla Società Italiana di Patologia e di Allevamento degli Ovini e dei Caprini (SIPAOC) e i Rappresentanti di diverse Organizzazioni professionali del mondo degli allevatori (versione integrale)

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Premessa
L’incontro segna l’apertura di un tavolo permanente di consultazione fra la SIPAOC e i Rappresentanti di diverse Organizzazioni professionali del mondo allevatoriale con lo scopo di affrontare insieme alcune delle problematiche che affliggono il settore.
La Società mette a disposizione degli Allevatori tutte le sue professionalità, in quanto è in grado di esprimere un parere autorevole sugli argomenti tecnici che verranno via via affrontati.
In occasione del XVI Congresso Nazionale della Società, svoltosi recentemente a Siena, è emersa fra i partecipanti l’esigenza d’affrontare alcune problematiche legate all’epidemia di Febbre Catarrale degli ovini (Blue Tongue), da cui il tema dell’incontro del 17 u.s.

Resoconto
Il Presidente della SIPAOC, professoressa Emilia Duranti, ha aperto la riunione illustrandone le finalità, anzitutto di rispondere ad una esigenza manifestata dagli allevatori e dalle Organizzazioni che li rappresentano, per dare seguito a quanto stabilito dal Consiglio Direttivo della Società a Siena. Il vice Presidente, dr. Santo Caracappa, ha posto l’accento in particolare sulla necessità di mettere a disposizione degli allevatori tutto il supporto scientifico che la SIPAOC è in grado di mettere in campo. L’introduzione è stata affidata al dr. Guido Leori, membro del Consiglio Direttivo della Società, che ha indicato le linee sulle quali si doveva svolgere il dibattito, evitando di alimentare polemiche sulle decisioni assunte, ma cercando di ricavare dall’esperienza indicazioni utili per riuscire ad avere un controllo efficace sulla malattia. Ha quindi indicato gli argomenti principali sui quali era necessario incentrare il dibattito, e cioè:
  • Quale è la reale situazione degli allevamenti
  • Quali prospettive si aprono per l’anno 2005 e per il controllo della malattia
  • Quali sono i punti critici individuati dagli allevatori nella gestione di questa malattia
  • Come è possibile integrare le esigenze di controllo con quelle dell’allevamento.
Ci si dovrà abituare a considerare la Febbre Catarrale non più come una emergenza continua, ma alla stregua di tante altre malattie infettive non contagiose che affliggono la zootecnia. In effetti la malattia è presente stabilmente su gran parte del territorio nazionale ormai dal 2000-2001 e che nell’ultimo periodo i danni registrati sono da ascriversi alla mancata movimentazione degli animali (bovini da ristallo in particolare) e agli effetti collaterali legati alla profilassi vaccinale piuttosto che all’infezione da virus selvaggio. Diventa importante il coinvolgimento dei laboratori degli Istituti Zooprofilattici territoriali per poter fornire risposte tempestive sulla circolazione dei sierotipi la loro differenziazione con i sierotipi vaccinali.
Una proposta di intervento alternativo non può prescindere da una puntuale analisi del rischio di infezione nelle varie Regioni, una particolare attenzione alla movimentazione degli animali per il controllo della circolazione dei sierotipi, e lo studio della possibilità di utilizzare metodi di profilassi alternativi alla vaccinazione con vaccini vivi.
E’ intervenuto quindi il dr. Massimo Frescucci, della C.I.A. il quale, dopo aver ringraziato la S.I.P.A.O.C. per l’invito e per poter intervenire su un tema importante per gli allevamenti ovini, la Bluetongue, ha rimarcato l’importanza della iniziativa che affronta una situazione complessa che si trascina da oltre 4 anni.
Dal 2000 quando la B.T. colpi gli allevamenti della Sardegna si è poi allargata in continente, colpendo le regioni del Centro Sud dove l’allevamento ovino è maggiormente presente.
Da allora la malattia, con le vaccinazioni ed i blocchi movimentazione, si è ridotta ma non è stata debellata ed è bene precisare che i danni subiti negli allevamenti non sono stati ancora indennizzati agli allevatori.
I pastori si sono adeguati alle varie ordinanze sulla vaccinazione e blocco movimentazione, tuttavia si è avuto un atteggiamento inconcludente delle Istituzioni (Governo, MIPAF, Min. Salute e Commissario Straordinario). L’emergenza è stata affrontata in modo disarticolato e con azioni contraddittorie ai vari livelli.
Dobbiamo precisare che a noi pare che sui vaccini applicati vi sia stata una sorta di speculazione, è stato utilizzato solamente il vaccino Africano e non quello spento! Perché non si sono voluti sperimentarne altri???
Addirittura oggi qualcuno propone la “endemicita” della malattia! E’ una ipotesi fuori luogo e con grandi rischi per la Zootecnia italiana. Avremmo il paese infetto con tutte le conseguenze per gli allevatori con gravi ripercussioni sul mercato, l’esport ecc.
Come Unione diciamo no al “sistema paese endemico” , ma la B.T. deve essere eradicata con tutti i sistemi possibili.
In un Convegno che la CIA terrà a Cagliari il 2 Dicembre verrà proposto un “piano nazionale di sanità animale” per sconfiggere l’epizozia, dove si attui la concertazione tra i Ministeri interessati (MIPAF e Salute), Regioni ed alla presenza delle Organizzazioni Agricole.
Non risolvendo la questione B.T., la zootecnia italiana corre gravi rischi. L’art. 69 della PAC, recentemente modificata dalla U.E., prevede il premio supplementare fino ad un massimo di 16 Euro a capo ovino, per coloro che aderiscono ad aspetti legati alla qualità. Purtroppo però il premio unico della PAC prevede un premio a capo, calcolato sulla media dei premi percepiti nel triennio 2000-2001-2002, anche senza la presenza, o con l’avvenuta diminuzione dei capi ovini.
Di fronte alla B.T., crisi di mercato, prezzo latte ovino in calo, calamità ecc.ecc., la preoccupazione è che gli allevatori siano stimolati a ridurre e non sviluppare le loro attività!
Dobbiamo lavorare perché ciò non si verifichi, anche perché i pastori, oggi imprenditori, hanno contribuito alla tutela del territorio e salvaguardia dell’ambiente, oggi invidiatoci da tanti.
L’Unione e la CIA terranno il Convegno in Sardegna il 2 Dicembre per sollecitare le pubbliche Istituzioni a concertare azioni che permettano alla Zootecnia Italiana di superare l’emergenza Blue Tongue, e permettere di superare la crisi in atto.
Verrà invitato anche il S.I.P.A.O.C. e sarà importante una sua rappresentanza, visti le questioni oggi trattate e le proposte avanzate.
E’ seguito l’intervento del Dr. Luis Marquez, per conto della S.I.V.E.L.P. il quale ha affermato:
  1. Il settore ovino e caprino sta vivendo una grave crisi dovuta alla mancanza di un prezzo adeguato del latte. Non si può permettere il costo di una nuova campagna di vaccinazione.
  2. E’ prioritario ricucire lo strappo con gli allevatori recuperando la loro fiducia, con il coinvolgimento attivo nella elaborazione di una nuova strategia contro la bluetongue.
  3. E’ necessario il coinvolgimento di tutte le potenzialità scientifiche che il paese ha in questo settore: gli Istituti Zooprofilattici, le Università, devono in base alle proprie competenze partecipare attivamente alla ricerca di queste problematiche superando la fase attuale in cui il centro di referenza gestisce la ricerca in maniera isolata.
  4. La bluetongue non è più una emergenza, si deve tornare alle regole.
  5. Infine abbiamo chiesto che il problema bluetongue a quattro anni della insorgenza dei primi focolai possa essere gestito con lungimiranza.
Credo pertinente citare al prof. John Hodges (nel mese di marzo scorso presso la Facoltà di Veterinaria dell’Università di Sassari nel Convegno su “Benessere animale ed Etica come la pensano loro”) ha affermato:
Gli obiettivi urgenti degli scienziati in Zootecnia sono:
  • Riguadagnare l’obiettività scientifica
  • Essere visti come servitori della società
  • Ripensare la natura del rischio
  • Ricercare nuove ipotesi che riflettano il pubblico interesse
  • Favorire il dialogo
Dopo quattro anni è necessario risolvere il dilemma: abbiamo iniziato una profilassi con virus vivo-attenuato ma non sappiamo dove si può andare a finire, bisogna fermarsi sapendo valutare i propri limiti, gli enti responsabili devono riflettere sulla strada percossa e con il contributo di tutti riuscire a trovare la soluzione.
Sono quindi intervenuti alcuni allevatori che hanno raccontato le loro esperienze negative legate alla vaccinazione.
L’intervento del Dott. Santucci, del Ministero della Salute, si è articolato nel seguente modo:
1) Dopo aver premesso che la normativa di riferimento per la blue tongue è la direttiva 2000/75/CE, la quale impone, tra le altre misure sanitarie, l’adozione attorno a ciascun focolaio di una zona di protezione per un raggio minimo di 100 Km attorno alla quale viene istituita la zona di sorveglianza di 50 Km sottolineando che da queste zone non è consentita assolutamente la movimentazione di tutti gli animali sensibili.
2) E’ stato evidenziato che in Italia tra il 2000 e il 2001 la Blue Tongue ha interessato più di 13.000 allevamenti, la maggior parte dei quali in Sardegna e che ciò ha comportato una perdita complessiva, tra ovi caprini morti ed abbattuti, che ha superato il milione di capi, con danni diretti valutati in circa 50 milioni di euro.
3) Durante i primi due anni, oltre al blocco della movimentazione dalle zone interessate, non è stata adottata alcuna particolare strategia per contrastare la diffusione della malattia e questo perché, nonostante la malattia si fosse diffusa in gran parte dell’Italia centro – meridionale, e, in particolar modo in Sardegna, vi è stata una forte opposizione alla utilizzazione della profilassi vaccinale.
4) Tra il 2002 e il 2003 il ricorso alla vaccinazione, con l’unico presidio disponibile un vaccino attenuato prodotto in Sud Africa, ha consentito di ridurre drasticamente e proficuamente sia il numero dei focolai sia la mortalità negli ovini e conseguentemente i danni diretti. Inoltre, la vaccinazione delle specie sensibili allevate, (ovini, bovini, caprini e bufalini) consentendo di contenere l’ulteriore diffusione della malattia, ha permesso la movimentazione degli animali sia nell’ambito delle zone sottoposte a restrizione sia dalle stesse verso le aree libere del nord Italia.
5) E’ stato ricordato che è proprio nel nord dell’Italia, che sono presenti le industrie di macellazione, di trasformazione delle carni e gli allevamenti specializzati per l’ingrasso (c.d finissaggio), e, quindi, sia gli animali a fine carriera che i vitelli scolostrati possono avere un mercato più remunerativo per gli allevatori. A tale proposito tutte le Associazioni e gli operatori del settore agricolo e zootecnico, concordemente, hanno trovato risolutivo, e, quindi, condiviso l’attuazione della strategia vaccinale, unica possibilità per la movimentare degli animali dalle zone di restrizione con conseguente riduzione delle perdite.
6) Si è messo in evidenza che, però, come spesso succede, le regole, nel caso di specie sanitarie o “ di strategia tecnica”, vengono disattese o applicate in modo difforme sul territorio essendo ritenuto il rispetto delle regole stesse, vessatorio nonché propiziatorio per avanzare rivendicazioni di carattere politico che di tecnico hanno ben poco.
7) Si è ribadito come, ancora oggi si assiste al continuo tentativo di stravolgere sempre di più gli indirizzi tecnici e le regole sanitarie vigenti dando sempre di più maggior rilievo agli aspetti opportunistici di parte a scapito di una linea di comportamento, che, se attuata su tutto il territorio nazionale, darebbe i sui frutti, non nel brevissimo ma nel medio-lungo termine.
8) A dimostrazione di quanto detto, infatti, è stato rilevato come:
- a) nonostante nelle ultime disposizioni, emanate con l’ordinanza interministeriale 2 aprile 2004, fosse stata prevista la possibilità di erogare, oltre che gli indennizzi per gli animali abbattuti nei focolai, anche, gli indennizzi per eventuali aborti o mortalità determinati dalla profilassi immunizzante nei confronti della malattia, la percentuale di animali vaccinati nei territori oscilla tra un massimo del 30%, realizzato in Sardegna, ed il 10% nel Lazio con punte dell’80% in alcune province come Grosseto, mentre nelle altre regioni gli interventi vaccinali hanno interessato solo gli animali oggetto di movimentazione.
- b) si è continuato mettendo in evidenza un altro aspetto della campagna di vaccinazione 2004 e cioè il fatto che da parte di alcune regioni, tra le quali spicca la Sardegna, è adottata, attraverso una deroga all’ordinanza poc’anzi citata, un provvedimento attraverso il quale si è consentito di reiterare la profilassi vaccinale, senza soluzione di continuità, alla campagna vaccinale, quindi, anche nei periodi non consentiti; tutto questo per superare l’ostacolo della movimentazione degli animali precedentemente non immunizzati; infatti, a partire dal mese di agosto 2004 dalla Sardegna sono stati movimenti, sempre nel restante territorio nazionale e sempre in attuazione della deroga, quasi 15.000 bovini. Tale situazione può essere l’origine di circolazione di virus vaccinale, fenomeno che può manifestarsi con i vaccini attenuati in presenza del vettore, come avviene normalmente da giugno a novembre.
9) Ed infine è stato evidenziato il paradossale comportamento di alcune regioni le quali hanno emanato disposizioni tese a non attuare alcuna profilassi vaccinale disattendendo gli orientamenti tecnici e le norme comunitarie, andando sicuramente a superare la propria sfera di competenza.
10) Si è reso noto come, relativamente ai danni vaccinali, attualmente, presso il Ministero della Salute sono pervenute richieste d’indennizzo del tutto irrisorie nonostante, dalle notizie informali avute in occasione di incontri con i Servizi veterinari regionali e con le Associazioni di categoria, tali danni sembrerebbero, invece, molto più rilevanti. E’ comunque intenzione del Ministero della salute, anche per il prossimo anno di utilizzare lo strumento della profilassi indiretta.
11) Durante la discussione, si è reso necessario intervenire per chiarire, su alcuni tentativi di fornire notizie non corrispondenti alla realtà, i seguenti aspetti circa:
- a) la disponibilità dei vaccini spenti in quanto alcuni interventi da parte di tecnici, inducevano a supporre l’imminente disponibilità dei vaccini spenti forniti dalla Azienda Farmaceutica Merial, mentre, dallo scrivente, è stato ribadito come attualmente, la stessa, ha ufficialmente comunicato al Ministero la disponibilità di 270 mila dosi di faccino spento sierotipo 2 prospettando, tutt’al più, una probabile disponibilità di alcuni milioni di dosi di vaccino bivalente (sierotipo 2 e 4) per maggio-giugno 2005, e, conseguentemente, visto il periodo tardo per la disponibilità, la necessità attuale , obtorto collo, di utilizzare il vaccino vivo attenuato anche per la prossima campagna di vaccinazione.
- b) relativamente alla ricerca ed alla sperimentazione nel campo dei vaccini contro la blue tongue nonché sull’attività diagnostica degli Istituti Zooprofilattici, dopo riferimenti polemici al Centro di referenza di Teramo e al Ministero della Salute, è stato chiarito che da tempo è stata avviata una ricerca, approvata dal Ministero della Salute, nel campo dei vaccini spenti da parte del Centro di referenza nazionale che coinvolge anche l’Istituto Zooprofilattico della Sardegna, l’Università di Bologna e quella di Bari, è stato ribadito che tutti gli Istituti Zooprofilattici sono stati autorizzati dal Ministero della Salute all’esecuzione della PCR e che, infine, come prevede la norma vigente, dietro presentazione di apposita richiesta, il Ministero della Salute può autorizzare la manipolazione del virus della Blue tongue, recentemente su specifica richiesta è stata autorizzata l’Università di Cagliari.
La discussione, sviluppatasi a partire da questo punto, ha evidenziato una parziale perdita di fiducia e il rischio di un pericoloso scollamento fra il Servizio Veterinario Pubblico e il mondo dell’allevamento.
In generale è stato messo in luce da tutti il grave stato di disagio in cui versano molti allevamenti in seguito agli effetti collaterali legati alle inoculazioni degli animali con il vaccino vivo attenuato, utilizzato nella profilassi obbligatoria.
In sostanza, gli Allevatori non sono più disposti ad accettare passivamente misure di profilassi che non contengano sufficienti garanzie di innocuità e di efficacia dei prodotti utilizzati.
Nello specifico, alcuni Allevatori si sono dichiarati comunque contrari all’ulteriore utilizzo del vaccino vivo attenuato, a causa dei notevoli danni diretti ed indiretti che avrebbero subito a seguito della profilassi.
Dall’esame della situazione epidemiologica attuale risulta che la circolazione virale sarebbe dovuta in buona parte ai virus vaccinali utilizzati nella profilassi e i tecnici sono concordi nell’affermare che questo ritrovamento impone necessariamente una rivisitazione della strategia finora utilizzata.
Alla luce di questa novità, l’utilizzo dei virus attenuati, anche nella vaccinazione dei bovini, oltre ad essere stato un passaggio privo delle preliminari garanzie sperimentali, potrebbe aver contribuito all’ulteriore diffusione del virus nell’ambiente.
In ogni caso, la strategia che prevedeva di legare la movimentazione degli animali alla circolazione virale in un dato territorio, circolazione monitorata dalla conversione sierologica degli animali sentinella, non ha alcun senso di essere dal momento che gli insetti vettori sono risultati capaci di trasmettere il virus vaccinale e che non si riesce ancora a discriminare, per tutti i sierotipi coinvolti, la positività sierologica, dovuta al virus selvaggio, da quello attenuato.
Considerato, inoltre, che la malattia ha avuto vari comportamenti in relazione ai diversi territori interessati e alle diverse specie e razze di animali colpiti, sarà necessario procedere, prima di qualsiasi altro intervento, ad una nuova e dettagliata analisi del rischio legata a singole realtà geografiche, non più solo regionali o provinciali. Si pensa, cioè, ad una analisi del rischio che possa prendere in considerazione e differenziare su scala nazionale “aree particolari”, cioè ambienti nei quali, per alcune caratteristiche intrinseche del territorio (altitudine, umidità, temperature medie, numero di animali sensibili, presenza del vettore ecc.), la profilassi sanitaria potrebbe essere “personalizzata”.
L’applicazione di queste nuove strategie permetterebbe un approccio specifico e differenziato al controllo della malattia, portando indubbi vantaggi sanitari, compresi quelli legati all’impatto ambientale delle azioni intraprese.
In conclusione, dall’incontro è emerso che:
  1. la vaccinazione con il vaccino vivo attenuato non viene accettata così come è stata finora condotta, perché è mancata un’informazione adeguata degli Allevatori, perché è mancato il dialogo fra le parti coinvolte nell’evento, perché sono mancate quelle minime garanzie di ristoro dei danni diretti ed indiretti provocati dalle vaccinazioni e, più in generale, perché non ci sono mai state sufficienti garanzie di innocuità ed efficacia del prodotto utilizzato;
  2. in considerazione della supposta indisponibilità di vaccini alternativi, disponibili in dosi commercialmente sufficienti, e degli effetti collaterali legati al vaccino attenuato, si potrebbe acconsentire alla vaccinazione solo in quelle realtà dove la nuova analisi del rischio portasse a considerare che i danni diretti, legati ad una possibile infezione naturale, fossero superiori al costo dell’intervento e ai danni diretti e indiretti provocati dalla somministrazione del vaccino attenuato;
  3. è necessario stimolare i laboratori pubblici a fornire le risposte diagnostiche in tempi più rapidi, in modo che i Servizi Veterinari abbiano un quadro aggiornato dell’andamento della sorveglianza e possano così prendere per tempo le opportune contromisure del caso;
  4. è anche necessario che tutte le Aree dei Servizi Veterinari Pubblici vengano coinvolte attivamente nella sorveglianza, in particolare nella compravendita degli animali, che rappresenta forse la maggior fonte di rischio per la diffusione dei vari sierotipi;
  5. diventa indispensabile incentivare e finanziare la ricerca sulla malattia senza limitarla o controllarla con motivazioni che poco hanno di scientifico, in modo da poter ottenere in tempi utili delle ulteriori conoscenze patogenetiche, che potranno contribuire allo sviluppo di una nuova generazione di vaccini più efficace, e, quantomeno, priva di effetti collaterali.
Sulla base della decisione unanime presa nell'ambito dell'incontro è stato stilato questo documento, comprendente il testo integrale degli intervenuti che hanno voluto specificarlo, ed esso verrà reso pubblico, perché ciascuno si possa adoperare a sostegno di un settore che rappresenta parte della storia economica e sociale della Nazione.

x Il Consiglio Direttivo
Il Presidente
Emilia Duranti
Perugia, 26 febbraio 2005



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